Allegramente al confino

 

Mario Magri con Gabriele D'Annunzio a Fiume; per il poeta il giovane, suo aiutante in caampo, è "Capitano Magro"

Mario Magri, arrestato nel novembre 1926 a Milano, va al confino nel gennaio del 1927. La traduzione alla colonia di Lipari prevede una sosta nel carcere di Napoli. 
Magri scrive in "Una vita per la libertà": 
E' stato in quel luridissimo e maleodorante camerone che grazie alla cordialità dei detenuti napoletani, appresi le prime parole del gergo carcerario e le nostalgiche canzoni dei detenuti. E' lì che ho appreso la profonda filosofia del saluto in uso nelle prigioni e nei reclusori del carcere. "Allegro! Allegramente!", così si salutano due infelici che s'incontrano in quelle moderne bolge infernali. Allegramente cerchiamo di passare i giorni di triboli e di dolori. Allegramente, perchè se il cuore manca l'uomo è finito e non resiste alle privazioni, agli stenti, alle angherie, ai dolori fisici e morali di cui è fatta la vita carceraria.

Dopo pochi giorni i reclusi vengono imbarcati sulla nave diretta a Palermo. La traversata non è tranquilla.

Quando il mal di mare non aveva ancora abbattuto tutti e la sofferenza fisica era ancora sopportabile, di tanto in tanto si udiva il grido di "Allegri, ragazzi. Si tribola ma non si muore!" Ma dopo qualche ora di quella tortura non si udivano che lamenti e imprecazioni.


Mario Magri con la madre, che gli fa visita a Ponza nel 1939







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